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lunedì 26 aprile 2010

Pietro Verri: fonte online e suggerimento critico

In relazione al tema piacere/dolore, discusso nella precedente seduta del seminario, si è fatto ampio cenno alle posizioni di Maupertuis e di Pietro Verri come due diretti antecedenti delle riflessioni leopardiane. Ci sembra utile ora segnalare ai lettori che il Discorso sull'indole del piacere e del dolore e il Discorso sulla felicità di Pietro Verri sono interamente digitalizzati nell'edizione del 1781 (presso Giuseppe Marelli, Milano) su Google Books.

Suggeriamo nel frattempo il saggio di L. Derla, La teoria del piacere nella formazione del pensiero di Leopardi, in "Rivista Critica di Storia della Filosofia", n. 26, 1972, pp. 148-6.

mercoledì 21 aprile 2010

Immagini della conferenza del prof. Aimi - con appunti del relatore

Appunti del relatore (conferenza del 16.04, file pdf, nuova finestra, sito esterno)
- link -

Slideshow su Picasa Web Album delle immagini della conferenza del prof. Aimi
- link -

Visualizzazione singola delle diverse in sequenza (immagini jpg, per salvare le immagini TASTO DESTRO, "salva destinazione[o oggetto] con nome..."):

1-2-3-4-5-6-7-8-9-10-11-12-13-14-15-16-17-18-19-20-21-22-23-24-25-26-27-28-29

Altri materiali :

> testo da Pedro de Cieza (file pdf, da anastatica, nuova finestra)
> testo da Montaigne (file pdf, da anastatica, nuova finestra)

Si ringrazia www.agenziaimpronta.net per l'hosting remoto dei file.

martedì 20 aprile 2010

Equilibrio "ragionevole"...

Torniamo sul post precedente e lanciamo un suggerimento: questo equilibrio "ragionevole" invocato non è della ragione ma degli affetti; il primo passo dall'io al tu non è quello del riconoscimento razionale, ma forse quello dell'interazione emotiva...

domenica 18 aprile 2010

Un articolo di Sossio Giametta su Croce lettore di Leopardi

Segnaliamo, in rapporto alla relazione orale di A. Crisanti che si concluderà nella prossima seduta del 23.04, un articolo piuttosto efficace di S. Giametta (insigne traduttore di Nietzsche) su Croce lettore di Leopardi, che prospetta anche alcuni interessanti riferimenti a Nietzsche e a Goethe.
link (sito esterno, nuova finestra)
Ricordiamo, dalla prima parte della discussione, come sia emersa la paradossale vicinanza di Croce al determinismo positivistico nell'interpretazione del rapporto salute-malattia-filosofia in Leopardi. Per contestualizzare ulteriormente la lettura crociana, potremmo avvalerci di un suggerimento di F. Tuccillo (Leopardi nel tempo, Napoli, Macchiaroli, 2001), che ascrive al sospetto di Croce contro l'irrazionalismo, il nichilismo e le filosofie vitalistiche la sua presa di posizione così dura contro Leopardi (nel 1922-23, periodo denso di altre gravi preoccupazioni politico-morali): come se nell'opera leopardiana si vedessero già tutte le dinamiche di quell'irrazionalismo antistoricistico che Croce coglieva come fattore dominante della crisi morale del liberalismo europeo.

venerdì 16 aprile 2010

Leopardi e la cultura greca

Sulla valutazione dell'epoca culturale classica in Leopardi, a scopi introduttivi e viste le riflessioni proposte dal precedente post, presentiamo online una parte di Leopardi antitaliano ad opera di F. Gallo, antologizzata anche nella dispensa, relativa a Socrate e Teofrasto, e in sostanza appunto all'analisi leopardiana della posizione storica del mondo greco rispetto alla tradizione occidentale.
file pdf, sito esterno, nuova finestra (si ringrazia www.agenziaimpronta.net per l'hosting remoto del file)

giovedì 15 aprile 2010

In relazione alle "californie selve"...

Segnaliamo ulteriormente sul tema della lettura del mondo americano e in generale dei selvaggi in Leopardi:
L. Sozzi, Le californie selve: un'utopia leopardiana, in «Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, classe di lettere e filosofia», s. III, 1985, v. XV, 1;
M. Balzano, Il selvaggio americano e le sue fonti nell'opera di Leopardi, in «Rivista di storia della filosofia», 2005/2.

mercoledì 14 aprile 2010

Californie selve e scoperta dell'America: un contributo di B. Foresti

Sembra opportuno segnalare l'ottimo contributo online di B. Foresti, che confronta l'Inno ai Patriarchi e il Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez per evidenziare fonti e riferimenti ideologici della lettura leopardiana del Nuovo Mondo. L'autrice segnala l'importanza dell'abbozzo in prosa dell'Inno; sono importanti anche alcuni luoghi zibaldonici - indichiamo qui a puro scopo campionatorio le pp. 2712, 3179-80, 3301-4 etc., tutte con riferimento ai "Californi" (la popolazione selvaggia della California evocata nell'Inno ai Patriarchi, sub fine).
-> testo dell'Inno ai Patriarchi

martedì 13 aprile 2010

Oltre il nichilismo, Leopardi: struttura del volume

Anticipiamo la struttura del volume monografico de "il cannocchiale" a cura del prof. M. Biscuso di cui a precedente post:
- [M. Biscuso], Premessa, p. 3;
- S. GENSINI, La componente antropologica del pensiero linguistico leopardiano, p. 5;
- F. GALLO, Antropologia della condizione storica e strategie della comunicazione in Leopardi, p. 35;
- N. ALLOCCA, «Il corpo è l'uomo». Corporeità, medicina, magnanimità nell'antropologia di Leopardi, p. 57;
- G. POLIZZI, Nel laboratorio di Giacomo Leopardi «filosofo naturale», p. 101;
- A. DI MEO, Il «gioco dei possibili» e i limiti della ragione in Leopardi, p. 137;
- M. BISCUSO, La «spaventevole conchiusione» della metafisica leopardiana. Esistenza, esistente, contraddizione, p. 217.
Ricordiamo l'appuntamento del 30.04 per la presentazione agli iscritti al laboratorio e ai corsisti del prof. Vigorelli.

La scommessa di Prometeo: l'analisi di C. Galimberti e altri strumenti di interpretazione

In preparazione dell'incontro con il prof. Aimi del 16.04, invitiamo i frequentanti a riprendere con attenzione l'operetta leopardiana La scommessa di Prometeo, non solo per l'ampia citazione letterale da Pedro de Cieza (link alla versioni elettroniche originali disponibili), ma anche perché il testo costituisce, unitamente a diversi luoghi dello Zibaldone (soprattutto le pp. 1172-3, 2387-9 e 3797-8) uno dei punti cardinali della revisione critica leopardiana del tema del buon selvaggio e dell'analisi dello stato di natura. Molto importante al proposito è l'analisi e il commento corrente in nota alla sua edizione delle Operette a cura di C. Galimberti, che è pressoché interamente consultabile su Google Books in anteprima (non copiabile e protetta da copyright: indichiamo il link per chi non potesse consultare il cartaceo).
Sull'intera tematica del rapporto con i "selvaggi" si veda peraltro M. Balzano, I confini del sole. Leopardi e il Nuovo Mondo, Venezia, Marsilio, 2008 (su cui vedi la recensione di M. Biscuso sulla rivista online "il giornale di filosofia"). Il tema verrà toccato, oltre che dalla conferenza del prof. A. Aimi del giorno 16.04, anche dall'incontro del giorno 30 con i proff. M. Biscuso e F. Trabattoni; anticipiamo infatti che il saggio La «spaventevole conchiusione» della metafisica leopardiana. Esistenza, esistente, contraddizione, contribuito dal prof. Biscuso al volume monografico Oltre il nichilismo, Leopardi, della rivista "il cannocchiale" (nn. 1-2, 2009, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane), riporta importanti considerazioni sulla questione (soprattutto pp. 231-6).

sabato 10 aprile 2010

Sul riso in Leopardi: un saggio di L. Felici

Mentre torneremo in prossimi interventi sulle questioni sollevate dalla relazione di F. Cavalleri, nonché sulla complessa interrelazione tra satira, umorismo, ironia, sarcasmo e comicità bassa di cui si diceva nel dibattito, proponiamo ora un contributo di inquadramento di L. Felici disponibile su Google Books. Il saggio Teoria e fenomenologia del riso (pp. 46-58) proviene dal volume La luna nel cortile: capitoli leopardiani, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2006.

mercoledì 7 aprile 2010

Stile e pensiero nelle Operette morali

Con riferimento a due importanti testi critici (M. Manotta, Leopardi. La retorica e lo stile, Accademia della Crusca, Firenze, 1998; L. Neri, La responsabilità della prosa: retorica e argomentazione nelle "Operette morali" di Leopardi, LED, Milano, 2008) e a un aforisma di Nietzsche (La gaia scienza, 92 -> link al testo originale) introduciamo alcune considerazioni sul rapporto tra stile e pensiero nelle Operette morali. Ci permettiamo, d'acchito, di considerare che nella saggistica morale lo stile non rappresenta un fenomeno succedaneo o irrilevante ai fini della qualità della teoresi;  tanto più che, per riprendere una battuta dello Zibaldone giustamente enfatizzata da L. Neri (op. cit., p. 85-6), la fonte di conoscenza più forte e convincente per l'uomo non è di tipo deduttivo o calcolistico, ma è quella dell'analogia (cfr. Zib. 66, 3649). Al cuore della conoscenza c'è allora di fatto una capacità retorica di paragone, una capacità di porre similitudini che si muove, evidentemente, al livello della topica. Come suggerisce a ragione Nietzsche nel brano succitato, la capacità immaginativa che presiede alla poesia è dunque ciò che va incatenato e dominato per permettere una buona esecuzione stilistica della scrittura prosastico-argomentativa.

martedì 6 aprile 2010

Ancora sul Discorso sopra lo stato presente... e sul suo rapporto con le Operette: un saggio del prof. M. Biscuso

Un contributo propostoci dal prof. Massimiliano Biscuso, che sarà ospite del laboratorio il giorno 30 aprile prossimo, ritorna sul tema annunciato dal titolo di questo post per dare ulteriori spunti di riflessione ai partecipanti. Il testo è uscito originariamente su "La rassegna della letteratura italiana", luglio-dicembre 2008, pp. 477-490. NON è liberamente riproducibile con la stessa licenza degli altri materiali ma è al solo uso interno del seminario.
Link al testo: La civiltà come rimedio di se medesima. Il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani e la “filosofia sociale” di Giacomo Leopardi (file pdf, 235 kbyte: si ringrazia www.agenziaimpronta.net per l'hosting del file).

lunedì 5 aprile 2010

Il riso nell'Elogio degli Uccelli: qualche riflessione

Tre dei testi più affascinanti delle Operette (Cantico del gallo silvestre, Frammento apocrifo di Stratone da Lampsaco ed Elogio degli uccelli) si configurano, nella finzione letteraria, come opere di altrui mano ai limiti della credibilità ed affidabilità: se il Cantico è tradotto a malapena per la complessa eterogeneità della sua lingua e per la sua tessitura metaforico-retorico aliena alla nostra cultura, l'apocrifo è senz'altro falso per metà (come sugerisce lo stesso Leopardi) oltre ad essere stato abbandonato per tempo lunghissimo senza custodia (il che suggerisce manipolazioni ancora più estese). Non meno singolare però il caso dell'Elogio degli uccelli, attribuito alla mano di Amelio Gentiliano, filosofo neoplatonico più volte citato nella Vita di Plotino ad opera di Porfirio, tradotta in latino da Leopardi nel 1814 e fonte altresì dell'episodio immortalato nel Dialogo di Plotino e di Porfirio.
Il testo, come si diceva, è assolutamente singolare non solo perché evidentemente estraneo a ogni documentata produzione del personaggio storico a cui è attribuito, ma anche perché riporta una serie di considerazioni che il pubblico del tempo con immediata associazione avrebbe colto come tratte da Buffon (dal Discours sur la nature des oiseaux - link alla versione francese) (e magari da Bernardin de Saint-Pierre, Études de la nature, un cui passo è ricordato in Zibaldone, 2686), per un verso e  dalla stessa esplicita filosofia leopardiana per un altro. Una recente lettura della stagione filosofica leopardiana che culmina nelle Operette ha inoltre suggerito un paragone importante con il Fedro platonico, che non possiamo qui seguire per esteso pur indicando la fonte critica (F. D'Intino, L'immagine della voce. Leopardi, Platone, e il libro morale, Marsilio, Venezia, 2009).  Alla tessitura dell'Operetta concorrono anche fonti classiche e rinascimentali (Anacreonte: Ode XX su Google Books, vai a p. 111 Virgilio, IV Ecloga, v. 60; Celio Magno: Rime, 43).

martedì 30 marzo 2010

Melanconia, scrittura e modernità

Partiamo da un penetrante suggerimento di A. Prete nel suo saggio Il pensiero poetante. Saggio su Leopardi, Feltrinelli, MIlano, 2006 (link su Google Books). Se le Operette morali, come propone Prete, sono un theatrum philosophicum, in questo teatro quale posto ha la regola dello stile che abbiamo illustrato in un post precedente a partire dalle osservazioni di M. Vitale? Se nel corso del seminario più volte siamo tornati sulla proposta di lettura delle Operette come testo figurale, quanto le prospettive di chiarificazione fenomenologica delle diverse figure della soggettività moderna  dipendono dalla capacità della parola di dare voce alle loro sfumature, ponendosi al servizio della loro presentazione, e quanto invece esse sono marionette sublimi, protagoniste di un carnevale che è tutto quanto resta a fronte del lutto permanente dovuto al tramonto delle illusioni e alla signoria della verità? Potrebbero le Operette essere soltanto, al di là della loro critica satirica del moderno, una sfilata ironica delle tipologie dell'illusione specificamente moderna?
Poniamo allora le Operette come theatrum philosophicum, e congiuntamente il contenuto speculativo delle stesse nella gnosi e nel negativismo esistenziale e metafisico colto da interpreti come Rigoni e Galimberti. Ci resterebbe allora come giustificazione dell'esuberanza di stile e di tessitura letteraria e comunicativa null'altro che la sopravvivenza della scrittura oltre la disillusione della civilizzazione moderna. Quindi la scrittura come luogo di elaborazione del lutto e quest'ultimo come condizione permanente della contemporaneità. Ciò ci riporterebbe al problema della melanconia da un punto di vista non più psicologico, ma epocale.

lunedì 29 marzo 2010

Mascagni e Leopardi

Nel corso dell'ultima seduta si è tra l'altro accennato alla presenza di una tradizione di reimpiego dei versi leopardiani come testo di cantate liriche, poemi sinfonici e così via. Poiché è emerso il nome di Pietro Mascagni e non è stato possibile supplire al momento la fonte esatta dell'opera e l'incisione, diamo ora conto delle versioni su supporto digitale di Pietro Mascagni, A Giacomo Leopardi, poema sinfonico per sorprano, orchestra e coro, 1898:
>> Edizione Bongiovanni, 1995, sn. GB 2191/92-2
[Soprano]: Gloria Guida Borelli; Orchestra: Orchestra Festival di Bruxelles diretta da Dirk de Caluwé; Coro: Coro Santa Gregoria Drongen condotto da Filip Martens;
Reale Conservatorio di Gand, Belgium, 29/10/1995; registrazione dal vivo.
>> Edizione Actes du Sud, 2001, sn. AT34111
[Soprano]: Denia Mazzola-Gavazzeni; Orchestra: Orchestre Philarmonique de Montpellier Languedoc-Roussillon, diretta da Enrique Diemecke.
Informazioni raccolte da http://www.mascagni.org, da cui si può anche leggere il libretto dell'opera, eseguita per la prima volta sotto la direzione dello stesso  Mascagni il 29 giugno 1898 al teatro Giuseppe Persiani di Recanati, nel quadro delle celebrazioni per il centenario della nascita del poeta.

domenica 28 marzo 2010

Perspicuità raziocinante della prosa delle Operette morali

Prendiamo dal preziosissimo volume di spogli e analisi di M. Vitale (La lingua della prosa di G. Leopardi: le "Operette morali", La Nuova Italia, Firenze, 1992) l'enunciazione sintetica di quei "modi stilistici" della scrittura leopardiana che sono conseguenti "alla [...] diversa ispirazione", "filosofica e insieme sentimentale", delle Operette, riportando qui i tratti che l'autore ritiene tipici come "modi propri dell'esercizio del pensiero":

  • la profusione dei nessi correlativi (tanto... quanto, non solo... parimente, così... come che etc.; cfr. pp. 189-93 per la documentazione);
  • la frequente distanziazione degli elementi delle locuzioni congiuntive, con inversione o interpolazione di elementi che sfruttano tutte le risorse retoriche dall'inversione all'iperbato (esempio dal Parini: ingannano talora in modo anche i dotti e gli esperti, che gli ottimi sono posposti; cfr. pp. 193-4 e nota 7 a p. 194 per la documentazione);
  • le frequenti anafore (un esempio dall'Islandese: Per queste considerazioni, deposto ogni altro desiderio, deliberai, non dando molestia a chicchessia, non procurando in modo alcuno di avanzare il mio stato, non contendendo con altri per nessun bene del mondo, vivere una vita oscura e tranquilla cc; per la documentazione, cfr. pp. 194-6);
  • le sequenze binarie di aggettivi, verbi e sostantivi intese a "una più densa ed estesa espressione mentale" (per la documentazione cfr. pp. 196-8);
  • la ricorrenza di formule incidentali e di frasi parentetiche di carattere aggiuntivo in funzione di subordinazione completiva, a sottolineare sviluppi, articolazioni ed estrinsecazioni del pensiero (formule incidentali: un esempio dal Parini: Tu cerchi, o figliuolo, quella gloria che sola, si può dire, di tutte le altre, consente oggi di essere colta da uomini di nascimento privato; frasi parententiche: un esempio dal Tristano: Parlo così degl’individui paragonati agl’individui, come delle masse (per usare questa leggiadrissima parola moderna) paragonate alle masse [...]; per la documentazione, cfr. pp. 198-201);
  • l'uso del poliptoto temporale, con ripetizione dello stesso verbo in due proposizioni coordinate, in tempi verbali diversi (un esempio dal Timandro: Veramente io non dico che gli uomini mi abbiano usato ed usino molto buon trattamento [...]; per la documentazione, cfr. pp. 202-3);
  • l'apposizione frequente di un sostantivo generico con locuzioni come "cosa che [...]", espediente che secondo Vitale "consente di allargare, senza complicazioni sintattiche, l'esposizione del pensiero" (p. 203; per la documentazione cfr. pp. 203-4);
  • l'uso delle forme avverbiali composte nella culta versione scomposta e analitica (né anche, presso che etc.), il che sottolinea il valore razionale di ciascuna particella (per la documentazione cfr. pp. 204-5).
Per quanto raro, il volume del prof. Vitale, come si è detto a lezione, è disponibile in alcuni remainder di Milano.

sabato 27 marzo 2010

Leopardi e il nichilismo (e Heidegger)

Nel corso della seduta del 26 marzo, sulla scorta della relazione di G. Cancellara, si è discusso tra l'altro del'atteggiamento di Leopardi nei confronti della modernità come contrassegnato dalla necessità congiunta di un'accettazione e di un superamento - tema che è stato poi paragonato alla Verwindung heideggeriana. In generale il discorso si è poi appunto spostato sull'ambiguità del rapporto tra Leopardi e il moderno, responsabile della nuova barbarie nichilistica ma anche orizzonte inevitabile dello sviluppo della civiltà italiana e stato epocale comunque irreversibile. In attesa di prossime relazioni sul rapporto tra Leopardi e i francofortesi, Leopardi e Nietzsche e Leopardi e Sade, che forniranno ulteriori elementi, sembra utile indicare un'ottima relazione recente disponibile online: L. Capitano, Leopardi e la genealogia del nichilismo, che ricapitola una tematica che incrocia (almeno) anche Heidegger, Severino, Caracciolo e altri maggiori teorici del dibattito di fine sec. XX. Qualche avventuroso amante di estetica e metafisica potrebbe rifarsi a G. Zaccaria, Pensare il nulla. Leopardi Heidegger, Ibis Edizioni, Como, 2009, anche per riflettere, sulla base delle diverse note zibaldoniche, sulla genesi psicologica oppure ontologica della nozione di nulla in Leopardi...

Sulla forza dell'abitudine: Daniello Bartoli

Tra i protagonisti delle scelte stilistiche e comunicative di Leopardi c'è lo scrittore secentesco D. Bartoli, del quale citiamo, da L'eternità consigliera, un passaggio introduttivo che si avvicina al tema dell'imbarbarimento dovuto all'abitudine e all'assuefazione così spesso toccato da Leopardi.
Il volume di Bartoli è in visualizzazione completa su Google Books.
>> link alla citazione

venerdì 26 marzo 2010

Alcuni materiali sull'identità nazionale (in riferimento al Discorso sopra lo stato presente)

Vi sottoponiamo alcune riflessioni sul tema dell'identità nazionale (ragionevolmente semilavorate come è bene che sia per le attività di laboratorio) da porre a confronto con le speculazioni leopardiane nel Discorso. Buona lettura e appuntamento alle prossime sedute per l'approfondimento. Ricordiamo anche che dal volume Leopardi antitaliano a cura di M. Biscuso e F. Gallo si può leggere il I capitolo dedicato all'analisi della posizione di Leopardi rispetto ai percorsi di costruzione di una ipotetica identità della cultura nazionale (nell'Ottocento) e delle diverse interpretazioni novecentesche che, limitando la pertinenza di Leopardi al contesto politico e problematico dell'Ottocento italiano, ne proiettano la figura in altri scenari, che definiremo qui genericamente metafisici, ontologici e pessimistici, con esiti che il saggio condanna decisamente, sulla scorta di una ripresa dell'impostazione di S. Timpanaro.
file pdf, 240 kbyte, sito esterno (il file contiene alcuni link a volumi storici digitalizzati online)
link al testo completo del Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani (sito esterno)

sabato 20 marzo 2010

Fonte delle Lezioni d'eloquenza di V. Monti

Nella lezione del 19.3 si è citato, sulla scorta di Galimberti e Bazzocchi, il Monti come una delle fonti della lettura leopardiana di Socrate.
Fonte online
http://books.google.com/books?id=zjxPeRVgi48C&printsec=frontcover&dq=inauthor:%22Vincenzo+Monti%22&hl=it&cd=1#v=onepage&q=&f=false
pagg. 712 e seguenti.